27/10/2022

L’isolamento delle persone anziane: cosa si può fare? / Resoconto

Giovedì 27 ottobre si è svolto a Saluzzo, presso gli spazi de Il Quartiere (ex Caserma Musso, piazza Montebello 1), l’incontro “L’isolamento delle persone anziane: cosa si può fare?”, workshop europeo e seminario finale del progetto “IncL – Invecchiare Bene”. I lavori sono stati introdotti dai saluti del Sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni e del vicepresidente della Communauté de Communes de Serre-Ponçon, capofila del Progetto INCL, Jean-Pierre Gandois e hanno preso avvio con tre interventi di esperti che hanno approfondito il tema della fragilità sociale degli anziani in montagna sotto aspetti diversi e complementari tra loro.

Marco Sisti, presidente della Fondazione Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, nel suo intervento intitolato “Isolamento sociale e solitudine” ha affrontato il tema dell’isolamento sociale, partendo dalla domanda se la solitudine sia un problema sociale. Sisti ha rilevato come per misurare la solitudine occorra verificare quanto le connessioni interpersonali siano efficaci e persistenti nel tempo, al di là del loro numero. Il relatore ha poi presentato un’attività di ricerca dove ha analizzato la povertà relazionale in un contesto come quello delle periferie torinesi. Grazie a questo studio è stato possibile confrontare i dati emersi localmente con un’analisi nazionale, piuttosto unica in Italia, dove il tema non viene affrontato in modo sistematico e strutturato, secondo la quale circa il 12% degli italiani si trova nella condizione di non avere nessuno con cui parlare. Negli anni della pandemia è stato osservato inoltre un abbassamento della soddisfazione nelle proprie relazioni sociali. La solitudine è comunque percepita come un problema collettivo: circa 1 persona su 10 ritiene necessario che venga posto al centro delle politiche comuni insieme ad altri temi come l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Sisti ha infine proposto alcune linee di contrasto alla solitudine, riportando esempi di buone pratiche già sperimentate con successo durante la fase pandemica anche in modalità digitale.

A seguire, il professore di Igiene e Salute pubblica dell’Università di Torino Giuseppe Costa ha impostato il suo intervento “Disuguaglianze di salute evitabili tra gli anziani grazie ai fondi del PNRR” sull’importanza di analizzare il fattore della disuguaglianza come indicatore della complessità di una situazione. In termini sociosanitari, questo modello di analisi permette di indirizzare gli interventi sociosanitari, poiché le malattie e gli interventi di cura impattano in modo disuguale su territori o fasce di popolazione, diverse ad esempio per reddito, istruzione o età. Se rese strutturali, queste analisi potrebbero diventare un utile elemento in termini di governance.

La terza relazione è stata quella di Olivier Rit, direttore del Gérontopôle Sud (Marsiglia), che ha improntato il suo intervento “Accompagnamento degli anziani in Francia: sviluppi istituzionali e attori del settore danno motivo di speranza?” sulla speranza per il futuro. Rit ha analizzato l’inevitabile cambiamento al quale andranno incontro le nostre società, la cui età media sta aumentando. Al crescere dell’età media, però, non cresce il periodo in cui è ragionevole sperare di condurre una vita priva di problemi di salute seri e ciò propone un interrogativo sulle possibilità della società di gestire l’aumento dei bisogni di cura che in futuro saranno presenti.

Rit ha sottolineato come invecchiare non sia una malattia ma un’opportunità che va resa la migliore possibile e ha proposto alcuni consigli pratici per spezzare l’isolamento degli anziani ma anche delle figure che se ne prendono cura.

Al termine di questa prima fase di interventi, si è passati alla presentazione delle attività di progetto e dei suoi risultati. Cristiana Bertaina, responsabile dell’Area Progetti del Consorzio Monviso Solidale ha presentato l’approccio del modello teorico ICC “Integrated Community Care” utilizzato nel progetto IncL. Il progetto ha infatti  messo al centro della sua sperimentazione la comunità locale e ha lavorato per costruire un ecosistema di soggetti pubblici, privati e della società civile per lavorare in modo integrato, attraverso i GIPIC, i Gruppi Integrati di Presa in Carico che sono stati sperimentati con il Progetto INCL e che rappresentano non solo un’équipe multiprofessionale ma anche uno strumento di lavoro, e l’animazione di comunità, vero e proprio motore che ha attivato partecipazione e soddisfazione sul territorio. Bertaina ha rilevato come il valore della progettazione effettuata e i suoi risultati siano elementi imprescindibili per impostare ulteriori progetti che siano in continuità con quanto realizzato. Lucie Mathieudella ComCom di Serre-Ponçon ha presentato le attività realizzate sul versante francese del progetto, azioni concrete come l’affitto di cuffie per la realtà virtuale per lavorare sul rilassamento, l’organizzazione di atelier culturali e di attività di intrattenimento, di visite guidate a beni culturali del territorio e la messa in atto di aiuti pratici per la compilazione dei documenti. Le attività sono state sviluppate in risposta alle necessità emerse: in particolare lo sportello di aiuto alla compilazione dei documenti ha ottenuto un ottimo riscontro nel periodo di sperimentazione, per cui verrà prolungato anche oltre la conclusione del progetto stesso. Gabriele Ghigo, direttore del Distretto Sanitario NordOvest dell’ASLCN1, ha presentato il progetto dei GIPIC e la loro strutturazione. Pascale Melot di CoDES05, soggetto attuatore della ComCom di Serre-Ponçon sulle attività di presa in carico sanitaria, ha parlato dei percorsi di formazione attivati per professionisti e volontari che hanno creato un’ampia rete di partner territoriali. La sperimentazione ha dato esiti positivi per proseguire nelle attività comuni di presa in carico e ha permesso di individuare i bisogni e le necessità a cui far fronte per rendere efficaci al massimo i servizi.

Nell’ultimo intervento della mattinata, il direttore generale del Consorzio Monviso Solidale Enrico Giraudo ha rimarcato l’importanza del progetto e dei suoi numerosi risultati: partendo dalla ricerca di una definizione condivisa di una persona fragile in contesto montano, è scaturito tutto il lavoro che ha visto la collaborazione dei vari enti coinvolti e del territorio, che è diventato parte attiva del progetto di sostegno. Tra i vari punti chiave del progetto, Giraudo si è focalizzato sull’animazione di comunità, un’azione strategica che ha accompagnato tutto il progetto: i gruppi di animazione nelle valli hanno preparato il terreno per le attività dei GIPIC, li hanno supportati, hanno mantenuto l’attenzione sul coinvolgimento della comunità locale nei singoli progetti, hanno organizzato iniziative di aggregazione e informazione capillari sul territorio, hanno favorito la “contaminazione” tra professionisti, volontari e altre figure coinvolte, che sono uscite da una logica prestazionale per entrare in una dinamica di gruppo che ha saputo coinvolgere anche i rappresentanti delle istituzioni. Ciò facendo, si sono consolidate le relazioni e si è dato ruolo centrale alla comunità che interviene in favore delle fragilità. Giraudo ha concluso il suo intervento con un appuntamento alle prossime progettualità.

Nel pomeriggio, tra le 14 e le 17 si sono svolti cinque atelier tematici in cui i partecipanti hanno preso parte suddividendosi in gruppi di lavoro. Nel primo, intitolato “Modelli di presa in carico integrata socio-sanitaria e di personalizzazione delle cure per le persone anziane fragili” sono stati individuati i vari modelli di presa in carico esistenti in Italia e Francia, ed è emersa l’esistenza di grandi differenze tra di essi. Sono state inoltre indagate le criticità dei modelli applicati nel progetto Incl ed anche i suoi punti di forza. Nel secondo, “Il ruolo della comunità locale nel favorire il benessere, coinvolgere e comunicare con le persone anziane fragili”, il lavoro è stato indirizzato all’analisi degli enti che svolgono attività per coinvolgere e sviluppare i bisogni delle persone fragili e a valutare quali altri soggetti sarebbe auspicabile si attivassero sul tema, come le istituzioni culturali in genere. Successivamente si è ragionato su quali contributi tali enti potrebbero dare e sulle modalità con le quali li si potrebbe coinvolgere. Il terzo atelier, dedicato a “La formazione degli operatori sociali e sanitari per l’innovazione dei servizi” ha visto una discussione su contenuti e metodi della formazione: è emerso l’interesse di impostare un lavoro su percorsi formativi per mitigare il rischio di burnout degli operatori, per sviluppare conoscenze digitali, per migliorare la conoscenza tra gruppi di lavoro contigui, per accrescere la conoscenza dei territori in cui si opera. Rispetto ai metodi della formazione, è emersa l’idea di estendere i percorsi fatti nel progetto Incl, sia quello dei GIPIC che quello della “messa in situazione” sperimentata in Francia. Si è focalizzata la necessità di interdisciplinarità e di rendere strutturata la formazione stessa. Il quarto tavolo, su “Isolamento delle persone anziane in territori montani: nuove risposte ai nuovi bisogni coniugando mobilità e servizi a domicilio”, ha focalizzato la necessità prioritaria di riuscire ad individuare i soggetti da sostenere, anche grazie all’aiuto degli amministratori locali, figure fondamentali nei piccoli centri per via delle reti di conoscenza territoriale; successivamente si è riflettuto su come sia necessario attivare interventi graduali, per guadagnare la fiducia delle persone in favore delle quali attivare il sostegno. Sono state individuate poi le buone pratiche da mettere in atto per raggiungere questo obiettivo e le figure professionali in grado di svilupparle. Infine, il quinto laboratorio si è dedicato a “Migliorare le sinergie e la collaborazione tra gli attori del territorio per contrastare l’isolamento sociale in territorio montano”: i partecipanti, in una prima fase, hanno riflettuto su quali siano gli attori da coinvolgere ed è emersa la necessità di attivare tavoli di coprogettazione condivisi tra tutti questi attori. Si è poi ragionato su come procedere nella direzione della coprogettazione ed è emerso il bisogno di investire in termini di “comunicazione esterna” per coinvolgere al meglio gli attori per creare rete. È stata rimarcata anche la necessità e l’auspicio di lavorare in un’ottica di “contagio” transfrontaliero, per superare la frontiera sotto il profilo fisico e normativo.

Nel prosieguo della giornata di lavoro, tre ricercatrici di Percorsi di Secondo Welfare hanno presentato la valutazione degli impatti diretti e indiretti di IncL, che è stata effettuata ricorrendo all’analisi dei materiali di progetto e attraverso questionari, interviste e focus group con i soggetti fragili presi in carico e con vari attori territoriali. Successivamente, sono stati tracciati dei collegamenti e delle linee di continuità di azione tra IncL e due altre progettualità europee: il Pitem ProSol, una visione strategica comune italo-francese per ripensare servizi sanitari e sociali innovativi per le persone che vivono in aree montane e rurali nei territori transfrontalieri, e il Pitem Clip, dedicato a sostenere la capacità di innovazione, la competitività e la sostenibilità dei comparti più strategici dell’area transfrontaliera. Dal confronto è apparso chiaro che i diversi progetti hanno incontrato le medesime problematiche di base, legate alle peculiarità territoriali.

La conclusione della giornata, indirizzata verso prospettive di interventi futuri, è stata affidata a Livio Tesio, (ex direttore generale del Consorzio Monviso Solidale) Dirigente Settore Programmazione socio-assistenziale e socio-sanitaria della Regione Piemonte, e al Presidente del Consorzio Monviso Solidale Gianpiero Piola.

Si segnala infine che alle pareti della sala in cui si sono svolti i lavori, la “Tematica” de Il Quartiere, erano esposte le immagini della mostra “Inquadriamoci. La bellezza della fragilità” composta di circa cinquanta fotografie di anziani della valle Varaita in posa come soggetti di dipinti famosi e che è stata una delle azioni più particolari messe in atto sul territorio durante il periodo pandemico. Le fotografie, messe a confronto con le riproduzioni dei dipinti originali, dimostrano come si possa intervenire a sostegno delle difficoltà di chi vive in montagna in modo stimolante e coinvolgente.